Perché l’amore “litigarello” può fare del male alla coppia?
15 April 2022 Relazioni

Perché l’amore “litigarello” può fare del male alla coppia?

Nel nostro immaginario l’amore ideale potrebbe tradursi in una coppia che “funziona”, affiatata, stabile nel tempo, immune alla separazione. Ma esistono coppie che convivono stabilmente assieme e si amano anche attraverso dinamiche più o meno caotiche, in una specie di ciclico e interminabile “tira e molla”, “ti lascio e poi ti riprendo”. Spesso sono proprio queste coppie che giungono all’interno del mio studio in psicoterapia sollevando, in ultima analisi, una questione molto interessante: “cosa rende così coriaceo un equilibrio di coppia così instabile e faticoso?” 

Uno studio piuttosto recente di Monk, Ogolsky e Maniotes (2022) dimostra ampiamente quanto siano psicologicamente onerosi per i membri di una coppia gli equilibri instabili, sia nel breve che nel lungo periodo.  

Il team di ricerca ha condotto lo studio su 545 partecipanti ciascuno dei quali era coinvolto all’interno di una relazione di coppia. L’orientamento sessuale dei partecipanti era variabile all’interno del campione di ricerca, e lo studio si è articolato in diverse fasi e si è esteso per ben 15 mesi.  

È emerso che ben il 33,6 % dei partecipanti era coinvolto, al momento dello studio, in una relazione costellata d rotture e ricongiungimenti.  

Gli equilibri “instabili” di coppia, dunque, rappresentavano una casistica piuttosto ampia (circa un terzo del campione).  

I membri di questa tipologia di coppia riportavano, a differenza dei restanti partecipanti, stress psicologico ed esso era aumentato notevolmente nelle varie fasi dello studio. Lo stress era soltanto correlabile ai cicli di interruzione/riparazione della coppia e non ad altri fattori (come la violenza di un partner, mancanza di sentimenti, etc.). La conflittualità di coppia nel medio/lungo periodo provoca stress e disagio psicologico individuale

Soprattutto, è emerso che lo stress individuale rappresentava solo la conseguenza a breve termine dell’instabilità relazionale. Nel lungo periodo il caos e la turbolenza della coppia esacerbava i sentimenti di incertezza e di instabilità, il che, a sua volta, poteva portare i partner a perdere il loro equilibrio psicologico personale.  

Come affermano gli autori di questo studio, l’elevato stress interpersonale e il disagio individuale espressi da una coppia instabile non necessariamente creano divisioni irreparabili:  

“veniamo all’ascolto di partner che riferiscono che il tempo trascorso separatamente ha fatto loro capire quanto si stimavano reciprocamente e si fossero dedicati nuovamente a far funzionare le cose” 

In altri termini parrebbe che qui la morale della storia sia: la conflittualità di coppia potrebbe contare meno dell’equilibrio di coppia. Se una coppia è intrisa d’amore, resisterà alle tempeste

Il problema grosso di questo punto di vista, tuttavia, è che una coppia instabile solo apparentemente “sceglie” di essere deliberatamente caotica perché trova nel caos equilibrio e felicità; lo schema caos = amore rappresenta un piano di osservazione troppo superficiale.

Ad un livello di lettura ben più accurato, infatti, la continua ripetizione del caos interpersonale potrebbe rappresentare i conflitti emotivi sottaciuti che ciascun partner traspone sull’altro per non affrontare su di sé un dolore irrisolto.  

Secondo la psicoanalisi, in effetti, la crisi di coppia ha perlopiù un significato profondo, che va ben oltre la “ricerca di un equilibrio instabile”. Le motivazioni che portano i membri di una coppia a stagnare su un equilibrio stagnante e precario sono infatti inconsce, e il compito di uno psicoterapeuta è quello di aiutare la coppia a pensare ai propri conflitti individuali rinunciando alla tentazione di tradurli in conflitti interpersonaliPer la Psicoanalisi il conflitto di coppia indica che i due partner attribuiscono l'uno all'altro ruoli troppo rigidi a causa di potenti emozioni inconsce

Come afferma, per esempio, Dicks (una voce autorevole nella psicoterapia della coppia) la conflittualità tra due partner spesso poggia sulla collusione inconscia (Dicks, 1967). Significa che ciascun partner, senza rendersene conto, attribuisce rigidamente all’altro un ruolo da incarnare, denso di coinvolgimenti dolorosi, e non elaborati, con le figure del proprio passato personale che bloccano la sua crescita e maturità̀ emotiva; il conflitto nasce a partire dal rifiuto dei partners di rivestire quei ruoli e allo stesso tempo dal loro reciproco incastro su questi stessi ruoli. 

Un esempio. Immaginate una coppia eterosessuale di coniugi. Siamo all’ora di cena. Lei torna stanca da lavoro e ha bisogno di una mezz’ora di riposo. Anche lui, che è da poco rincasato, è fiacco per il lavoro. Lei, con un tono sottilmente rivendicativo, gli chiede il favore di dedicarsi, per una volta, ai fornelli, affinché lei abbia il tempo di rilassarsi sotto la doccia e tra le note delle sue canzoni preferite. Lui accetta la richiesta ma cucina distrattamente, sbaglia innumerevoli volte, è teso, e tempesta lei di domande: “che mestolo dovrò usare qui? Che condimento dovrò mettere lì?”. Lei a questo punto si innervosisce, lo rimprovera pesantemente e si lamenta di lui perché come al solito affida tutte le responsabilità domestiche a lei. Lui, d’altra parte, reagisce con stizza e quindi smette di cucinare, la manda a quel paese e se ne va di casa, giusto il tempo di calmarsi e comprare un’abbondante cena d’asporto per due. Anche lei nel frattempo si è calmata, si è potuta rilassare sotto l’acqua tiepida quantomeno. Quando lui ritorna a casa, entrambi si rifocillano e guardano un film assieme, ed è come se non fosse accaduto nulla. Del resto tra di loro è sempre stato così, sin dall’inizio del loro matrimonio.  

Potremmo forse pensare che questa vignetta riproduca una coppia felice, visto che è abituata a riparare le rotture, una volta che esse si sono create. Oppure potremmo chiederci se la loro felicità non sia apparente e basata sul desiderio inconscio di rimanere complici nell’evitare emozioni profonde e dolorose. Lui non si impegna affatto nell’aiutare la moglie in casa perché, senza volerlo, assume il ruolo dell’eterno adolescente e le chiede inconsciamente e in maniera infantile di fare tutte le faccende di casa al posto suo. Questo perché lui in passato si è sentito criticato da genitori troppo perfezionisti che lo hanno puntualmente sfiduciato e convinto che sia solo un buono a nulla.  Lei, d’altra parte, si arrabbia con lui e lo accusa di trattarla come una serva, ma non riesce a fare a meno di sentirsi in colpa se si prende un po' di riposo in casa e con estrema rapidità diventa, inconsciamente, una mamma/moglie. E questo perché lei ha sempre temuto di voler riposare nella sua vita, a causa di una famiglia, la sua, molto problematica che le ha chiesto di diventare sin da piccola, adulta, madre, padre e sorella maggiore nello stesso momento. Lui si irrigidisce nel ruolo del bambino cresciuto e lei nel ruolo della madre/moglie, ed entrambi collaborano (colludono inconsciamente) nel delegare all’altro quello che farebbero molto meglio ad assumere su se stessi. 

Passare dal livello delle facili apparenze, il mito della “coppia che deve funzionare così supererà le future crisi” (e se si ripeteranno poco importa), a quello dell’indagine analitica sui motivi inconsci che creano conflitti ripetuti è fondamentale per uno psicoterapeuta di coppia

Questo perché c’è una sostanziale differenza tra una coppia che funziona perché supera “felicemente” crisi destinate a durare per sempre, e una coppia che funziona perché entrambi i partners sono capaci di trarre qualcosa di buono, ciascuno per conto proprio e senza ricorrere alla lotta continua con l’altro, dai propri conflitti individuali. Quest’ultimo caso è di fatto l’obbiettivo di una psicoanalisi della coppia.  

Fonti 
Monk, J. K., Ogolsky, B. G., & Maniotes, C. (2022). On–Off Relationship Instability and Distress Over Time in Same- and Different-Sex Relationships. Family Relations, 71( 2), 630– 643. 
Dicks H. (1967), Tensioni coniugali, Roma: Boria, 1992. 
Daniele Morelli Psicologo e Psicoterapeuta

Dott. Daniele Morelli

Sono uno psicologo clinico e ho una formazione psicoanalitica. Per anni mi sono occupato di adolescenti con forte disagio familiare e di pazienti psichiatrici in età adulta. Ho acquisito, durante le mie esperienze cliniche, forti competenze nell'ambito del trattamento dei disturbi mentali (in particolar modo nel trattamento psicologico dei disturbi di personalità e delle psicosi). Il mio metodo di lavoro si basa sulla psicoanalisi e si rivolge all'adulto, all'adolescente e alla coppia. Se desideri una prima consulenza, contattami pure qui.

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